PALERMO, AL MERCATO BALLARO’

PALERMO, AL MERCATO BALLARO’

Eletta Massimino recensisce PALERMO, AL MERCATO BALLARO’ di Anna Maria Mantovani

Il primissimo piano, l’inquadratura dal basso e la triangolazione con gli altri due personaggi fanno del tonno il protagonista. L’occhio grande e fisso calamita, inchioda. Qui Ballarò è scarnificato. È scomparsa la colorata folla degli avventori con il congestionato muoversi che confonde lo sguardo, tace la voce urlata dei venditori che imbonisce e stordisce. Ora è giunto il silenzio. La realtà è nuda, senza distoglimenti. È ara la lastra di marmo su cui, davanti all’antica chiesa, giace l’enorme testa del poderoso tonno, trofeo esibito di statica, agghiacciante bellezza che sopravanza e rende astratto il corpo smembrato. L’ara diviene palcoscenico con le sue quinte. Il contesto, ampliato, mi induce un libero pensiero, la ‘bellezza’ pur terrifica, è potente attrazione, abbagliante e come tale è stata ed è manipolabile per condurre lì, dove ‘le allodole’ vedono luce anziché ombra.