Nota dell’editore
“Dentro l’eco dei nostri passi” stanno le scaglie e le corde di lava, le pietre affilate, il ghiaccio e l’orma selvatica sulla neve. Ma, si badi, tutto sta, immortalato, nell’occhio del Vulcano.
Eletta Massimino e Salvo Cuscunà ci partecipano la loro visione dei luoghi e delle cose incontrate nel loro cammino.
Le vene del Vulcano ogni tanto esplodono per poi ricomporsi, con antica fertilità, nella mutata forma dei sentieri, delle rocce, degli alberi. Sono gemme, ignote ai più, incastonate nei detriti, nei tronchi, nei paesaggi. Persino il rombo delle sue viscere, l’abbaglio rosso improvviso, la fuga della lepre e l’abbaiare furioso del cirneco si amalgamano nelle forme del fuoco che si raffredda.
Dentro il ritmo dei passi di Eletta e Salvo sopraggiunge l’eco delle loro palpebre e dei loro sguardi. Di questo le loro foto sono testimoni e messaggeri, con una contemplata adesione a Empedocle e al Mito.
Le “Intermediazioni” di Pippo Pappalardo si incuneano e cementano il tutto con una composizione elegante e sapiente. Dopo avere guidato la costruzione dell’insieme, le sue sono, forse, le parole che nel dispiegarsi accanto alle immagini tentano, amorevolmente, di comunicare la loro ineffabilità per ritrovarsi esse stesse ineffabili.
È, il suo, un ‘Filo di Arianna’ che consegna il visitatore del libro al Labirinto, sapendo che, lo stesso, rimarrà incantato dal cielo che scorre sopra il Minotauro.
Con questa “Nota” si intende offrire una personale narrazione del libro, un punto di vista. Tutte le altre narrazioni sono auspicate. Perchè riteniamo necessario raccogliere, affilare i sensi dispersi, disporsi sulla scena del mondo in attesa degli incontri, passare fuoco, parola e immagini vive.
Piero Ristagno
Ieri sera l’eco, discreta ma risoluta, della visione fotografica di Eletta Massimino e di Salvo Cuscunà ha fatto avvertire la qualità del suono di cui era intessuta. Negli antichi spazi dell’Abbazia di Santa Maria, dentro la Ducea di Nelson, in quel di Maniace, gli storici ambienti hanno accolto le peregrinazioni dello sguardo di Eletta e le agnizioni misteriose quanto evidenti di Salvo.
Discreta, intanto, l’ombra del vecchio Ciclope, Bronte, ascoltava, vedeva, considerava.
La serata di esordio del cammino di questo lavoro fotografico che, ricordiamolo, guarda all’Etna, al suo tipico territorio, alla sua storia, individuandone le possibili forme di dialogo, di partecipazione, di tutela, parlava di poesia; una poesia che ricerca una voce comune capace di trovare la prospettiva del nuovo impegno esistenziale che ci attende nei giorni futuri; parlava di musica per individuare la forma concreta della nostra umana passione che si fa sospiro, gemito, “ciatu”.
E’ stato come tornare nell’antico “odéon” quando chiedevamo alla scena le ragioni del nostro malessere.
La ricerca di una direzione, di un senso, di un significato da dare al risultato della loro visione è divenuta, così, ascolto, attenzione, cura da assicurare alle nostre civili ambizioni culturali ed esistenziali.
Non si possono capire i segni se non impariamo a capire i “nostri” sogni .
“Dentro l’eco dei nostri passi” si sta muovendo lungo la prospettiva della Regia Trazzera: poi ci guarderemo e ci ritroveremo, con Salvo ed Eletta, dentro il loro libro, “nascosti in prospettiva”.
Pippo Pappalardo
Risonanze
Il granaio e il cortile antistante della dimora che fu di Horatio Nelson, a Bronte, hanno ospitato in agosto 2020 una rassegna di eventi culturali dalle suggestive implicazioni. Lungo le pareti le immagini fotografiche della mostra “Dentro l’eco dei nostri passi” di Eletta Massimino e Salvo Cuscunà provocano la sorpresa di una inaspettata esperienza. Scatti. L’attenzione punta sulla forza narrativa delle immagini- scelta felice degli sguardi “fotografici” degli autori o forse dono di visioni presaghe. Ed ecco una realtà illuminata secondo angoli di visuale inediti. L’Etna, il vulcano anzi più precisamente “a muntagna” concentrato di immaginario fantastico stratificato nel tempo, emblema per gli antichi del soprannaturale, mescolanza di intrecci culturali difficilmente rintracciabili, oggi. Distese superbe nella nivea solitudine, ampi spazi, spazi aperti. Lame di ghiaccio, spuntoni di roccia. Orme: ora, sinuose volute ondeggianti, ora sprofondi nella neve…. Giochi di nuvole, vapori, ghirigori del vento. Tronchi: ruvidezza della corteccia come pelle screpolata bruciata dal sole e dalla salsedine. Albero solitario in lontananza e le sue ombre. Rinserra le radici- sembra- tiene a sè le pietre fredde: cosa è rimasto della viscosità del magma? Forme come essenze e l’emozione visiva dilegua il tempo e dà voce al silenzio. Si può fotografare il silenzio? Luce e ombra che si fanno immagine. Clic: sprazzi di luce che parlano per simboli e figure, echi che mi rimandano indietro nel tempo, interpreti del mito. E così, passo dopo passo mi vengono incontro legandosi in un continuum narrativo quegli “accadimenti” che gli autori, e solo loro, hanno voluto e saputo fermare: materia animata e universo ondeggiante in una rete di connessione tra microcosmo e macrocosmo. E mentre si diffondono le note del clavicembalo e le movenze sinuose di giovani danzatrici rimandano ad abbracci con arboree creature, una voce recitante, flautata, sensuale, limpida , intreccia un dialogo ( dia – logos…parola interposta ove l’uno sta di fronte all’altro) eludendo eventuali esitazioni , mi induce ad esplorare le altre tracce lasciate dai passi là dove risuona la eco. Scavate nella corteccia strabilianti e perturbanti orbite oculari desolatamente vuote o rinsecchite fisionomie quasi umane, familiari ( siano esse appartenenti a streghe, draghi, ecc) agli abitatori di una Terra di Mezzo in un Mondo senza Data. Ai margini, infine, sul limitare della radura innevata, superati gli indizi elfici, alberi che sembrano reclamare il loro esserci. Solidi, saldi. Pilastri vivi, colonne su cui sembra si ergano cattedrali gotiche. Le corrispondenze sono palpabili “ come lunghi echi che di lontano si confondono”. Baudelaire.
Elvira Torrisi
Toti Clemente sul blog “La quarta dimensione”
Sabato 14 novembre 2020
Dentro l’eco dei nostri passi, Edizioni Nèon 2020.
[…] L’azzardo è quello di voler scrivere una propria impressione su un libro confezionato anche da un critico fotografico di chiara fama, che ha scritto di tutto e su tutti con brillantezza e sagacia.
Ma nella vita la presunzione è spesso temeraria ed è pertanto grande il rischio che si corre, quello di andare fuori strada, rispetto alle intenzioni degli autori.
Nonostante conscio dei pericoli continuo, per dire quanto mi accingo a scrivere, dal mio piccolo punto di osservazione.
Vado, quindi.
L’operazione letteraria, perché le foto che compongono il volume sono ampie pagine di scrittura, appare ottimamente riuscita.
Sfogliando le pagine, Eletta cammina, spazia, si solleva, ricade, ricerca orizzonti, lasciando tracce evidenti del suo percorso.
Salvo, invece, si muove con rirerbo, si sofferma, incuriosito dalle forme che legge; coglie figure e particolari di materie modellate nel tempo, sviluppate dalle crescite e dalle decomposizioni.
Pippo esamina e con maestria, ricuce e incrocia i due mondi che si parlano e si completano specularmente. Anche le sue sono senza alcun dubbio fotografie, di parole però. I suoi chiaroscuri introducono ad altri argomenti, alludono ad aspetti che con tanti esempi evidenziano la continuità dei tanti pensieri accennati, allusi. Basta seguire le tracce e ogni scenario racconta di un qualcosa forse già detto da qualcun altro, prima. Ogni osservatore, instradato dal testo, leggerà poi un qualcosa che sarà ancora diverso rispetto al racconto combinato dei tre autori.
L’onirico, come per i cartoni animati, consente di mescolare le scene e di proporre anche l’inverosimile. La miscellanea delle parti è buona per amalgamare i tanti messaggi e permette pure che si realizzino cose irreali con l’aiuto della mente: in alcuni casi riusciamo a volare, in altri ci si avventura
negli abissi, con apnee assurde, in altri ancora ci blocchiamo come ipnotizzati nel cogliere forme e figure catturate dall’occhio del nostro inconscio.
Nello stato soporifero tutto è possibile, non vigono certezze, delle regole gravitazionali, delle logiche fisiche, non esiste vincolo alcuno.
Vediamo, immaginiamo, crediamo di vedere e le fantasie si scatenano in un continuo crescendo.
Al termine del racconto, l’uomo rappresentato nelle due foto finali, si confonde nel suo camminare in un mosso sfocato e, in ultimo, lo si vede seduto a meditare.
Forse per rielaborare il sogno narratogli nelle pagine precedenti o sta già immaginando di iniziare una nuova ricerca in un percorso alternativo. Forse è solo seduto a pensare sul suo stato più intimo, sul suo tempo, sugli anni, sul luogo; lasciando che, chi lo vede da lontano, si faccia una propria opinione.
Nello scorrere delle pagine vedi rappresentate immagini reali che descrivono la natura, osservata in tante maniere e ripresa da tanti angoli visuali, e ti accorgi che i tre autori si ritrovano e si completano a vicenda, narrando un unico romanzo.
Panoramiche e dettagli sono illuminati con attenzione. Ciascun osservatore, soffermandosi a leggerli, filtrerà poi il tutto con gli spazi indefiniti della fantasia; per scoprire come in fondo sono tante le tracce dell’arte che ci circondano, senza che spesso ne abbiamo coscienza.
Dentro l’eco dei nostri passi è un’operazione culturale raffinata, completa e intensa che si propone felicemente nel panorama editoriale e che merita successo.
Buona luce a tutti!
IL CERCATORE DI MITI / HERMES SMARRITO
Hermes cerca a chi recapitare il messaggio degli dei. E non c’è nessuno a porgere ascolto.
Torna sull’Olimpo. E non ci sono più dei.
Nell’andirivieni continuo e costante “si smarrisce”.
E’ l’ultimo Mito rimasto?
Così cerca i Miti per cercare gli uomini, per cercare gli dei.
Il Messaggero è il Messaggio. A sua insaputa, finché qualcuno non lo sveli.
Piero Ristagno