Eletta Massimino recensisce GUINNES STOREHOUSE di Ann Margareth Rosa Brusin
Inquadratura verticale, ripresa obliqua e dall’alto colgono su diversi piani travi e snodi di acciaio che sembrano intersecarsi; luci e ombre ne rimarcano la profondità. Un prospettico triangolo incornicia un uomo che vive nel nostro presente ma attraversa un luogo vissuto nel passato da persone fiere del loro faticoso lavoro e tese ad un futuro travolgente. L’antico birrificio oggi museo è infatti costruzione del primo ’900, come altre documentate da G. Krull con Metal e da M. Bourke-White con le fabbriche, le miniere e loro lavoratori, tutti nel vortice dell’architettura del ferro, e dell’orizzonte dispiegato dal progresso industriale. Il nostro uomo è solo, corpo e sguardo svigoriti fanno riconoscere un presente contraddittorio, spaesante e un nebbioso orizzonte.
Il futuro è sempre da fare, istante per istante. Sarà di bene-essere per ogni vivente se ciò sarà obiettivo a tutti comune.
